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Rifiuti, l’eterna croce di Bassolino

Il caso Richiesta di rinvio a giudizio per il governatore della Campania, accusato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture. Sotto accusa anche i vertici di Impregilo
L’emergenza è finita. Almeno sui giornali. Ma l’annosa questione rifiuti non abbandona Napoli. La riapertura temporanea di alcune vecchie discariche e la creazione di nuovi siti ad hoc hanno fatto tirare il fiato agli amministratori locali, ma non hanno certo risolto il problema. E nei giorni in cui la situazione sembra essersi relativamente normalizzata, è la procura di Napoli a riportare la faccenda all’attenzione nazionale, depositando negli uffici del Gip le richieste di rinvio a giudizio per 28 dei 29 indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’emergenza rifiuti. Tra questi c’è anche Antonio Bassolino.
Il governatore della Campania, commissario straordinario per l’emergenza rifiuti tra il 2000 e il 2004, è accusato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture. Con lui potrebbero essere processati fra gli altri i vertici dell’Impregilo, Piergiorgio e Paolo Romiti (ex responsabili delle società del gruppo che hanno operato in Campania fino al gennaio 2006 come gestori dello smaltimento), il vicecommissario per l’emergenza rifiuti in Campania Raffaele Vanoli e il subcommissario, Giulio Facchi. Le richieste dei pm napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore Camillo Trapuzzano, arrivano dieci mesi dopo le notifiche delle conclusioni delle indagini preliminari che risalgono all’8 settembre del 2006, ma le decisioni su un eventuale processo non si avranno prima di ottobre. Nei giorni scorsi, il Tribunale del Riesame aveva respinto, fra l’altro, il ricorso sull’ordinanza del Gip Rosanna Saraceno, provvedimento che dispone il sequestro di 750 milioni di euro del patrimonio del gruppo Impregilo e delle controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, somme dovute alle società da parte di molte amministrazioni municipali campane, o relative ad anticipi del commissariato emergenza rifiuti per la costruzione del termovalorizzatore di Acerra.
Uno sbocco inevitabile di una vicenda contorta, che vede il presidente della Regione Campania incriminato di aver favorito l’Impregilo nella gara d’appalto per la concessione delle licenze per lo smaltimento dei rifiuti, lo stoccaggio delle ecoballe e la localizzazione degli impianti. Nel 1999 Bassolino avrebbe dato il via libera all’offerta del gruppo industriale milanese, penalizzando quella dell’Enel, più valida tecnicamente ma più cara, e avallando le condizioni di Impregilo. Nonostante gli accordi prevedessero che l’impresa vincitrice avesse già i siti dove costruire gli impianti di Cdr e gli inceneritori, Impregilo fece ricorso a nuovi siti comprati per l’occasione, senza accollarsi neanche i costi di stoccaggio dell’immondizia in eccesso, come previsto nel caso in cui non fosse riuscita a costruire gli inceneritori in tempo. Bassolino avrebbe sorvegliato distratto e compiacente (memorabile un fuori onda trasmesso da Report, in cui il Governatore perdeva le staffe mandandole a dire a tutti), lasciando la Fibe libera di gestire i Cdr senza controlli, producendo ecoballe non a norma e utilizzandole illegalmente come combustibile per gli inceneritori, e soprattutto senza che si curasse della raccolta della spazzatura per le strade della regione, per non parlare della raccolta differenziata, mai decollata a dispetto della buona volontà di una consistente parte della cittadinanza. Nel frattempo Napoli e la Campania sprofondavano nell’immondizia, passando da un’emergenza all’altra che non facevano altro che imbottire di denari le tasche dei clan camorristici, pronti a cavalcare l’urgenza nei momenti critici, e a giocare al ribasso sulle grandi commesse sullo smaltimento delle aziende settentrionali, che, affidando alle controllate dei clan la gestione dei scarti industriali, spedivano in Campania camion pieni zeppi di rifiuti talvolta tossici. Il risultato davanti agli occhi di tutti è l’anarchia nella gestione del problema, l’inseguirsi di deroghe e decreti, la spettacolarizzazione delle proteste, gli interventi da Roma come pezze a colori. Ma soprattutto è il rischio continuo di epidemie, l’impatto ambientale degli incendi delle masse di immondizia, i migliaia di dipendenti senza lavoro, il buco finanziario nelle casse regionali e un termovalorizzatore in costruzione, tra i più grandi d’Europa, che viene su come obelisco dell’illegalità, progettato e fabbricato violando le regole di sicurezza.
Nonostante tutto, la sinistra fa quadrato attorno al Governatore, che si dice “del tutto sereno” e “fiducioso nella giustizia, il cui corso dimostrerà la mia assoluta estraneità a ogni forma di illegalità”. “Forte è la sproporzione tra gli addebiti che mi vengono rivolti e la mancanza di prove e di qualunque serio indizio – ha commentato il Governatore – Per quale vantaggio avrei dovuto favorire l’affidataria di una gara che, per di più, è stata progettata, bandita e assegnata prima che diventassi presidente della Regione? Dal punto di vista politico, è chiaro che dalla vicenda rifiuti ho tratto solo svantaggi, e che non ho certo tratto vantaggi di alcun tipo. La mia amarezza è grande”. Bassolino incassa la solidarietà del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, certa che “l’evolversi della vicenda farà piena luce”, esprimendo “massimo rispetto e fiducia per la magistratura” e “profonda convinzione dell’onestà” del suo predecessore a Palazzo San Giacomo. E se i leader del Pd sono pronti a giurare sulla sua innocenza, sono più prudenti gli esponenti di Idv, Pdci e Rifondazone (tra cui Migliore) e quelli di Sd, come il senatore Massimo Villone, che parla di “modello di gestione politico-amministrativa censurabile”, pur auspicando risposte trasparenti che dimostrino l’innocenza di Bassolino. “Ma è nella mancanza di confronto democratico, di ascolto delle voci critiche, di considerazione delle domande poste dalle popolazioni locali – sostiene Villone – che troviamo le radici del problema. Come è nel crescere disordinato di amministrazioni parallele, straordinarie, eccezionali, affidate a consulenti e plenipotenziari, che troviamo le cause prime dei problemi di oggi”. Di contro, la Cdl minaccia mozioni di sfiducia in Consiglio Regionale, chiedendo a gran voce le dimissioni di Bassolino dalla carica, così come ha fatto Francesco Caruso del Prc, l’unico esponente della sinistra ad attaccarlo senza mezze misure.
http://www.aprileonline.info/4343/rifiuti-leterna-croce-di-bassolino

La casta di Bassolino

Fate largo: Sua Maestà il Governatore!
Sprechi, clientele e manie di grandezza della Regione Campania
Per rilanciare l’immagine di Napoli della Campania, Antonio Bassolino non fa <>. nel 2004, stando al bilancio, alla voce <> c’era scitto: 962.506 euro e 26 centesimi. Il quadruplo di quanto il governatore aveva sganciato per promuovere personalmente la sua terra quattro anni prima, quando di euro se n’era fatti bastare 258.000. Ma soprattutto 12 volte più di quanto è stato assegnato nel 2006, alla voce <>, ha Horst Kohler.
Ora, che quegli sparagnini dei tedeschi tendano ha stecchetto il loro capo delli Stato con 78.000 euro, lesinandogli champagne e pasticcini, è possibile. Ma il dubbio che il nostro <> esageri deve turbare anche chi, come l’entusiasta regina di salotti <> Giuliana Olcese, salutò in lui <>.
Fonte da La Casta di Sergi Rizzo e Gian Antonio Stella

Perchè Rinascimento Napoletano

Oggi non possiamo pensare che Napoli è il paese di pulcinella…
Bisogna voltare pagina, il popolo napoletano deve cambiare, pulcinella è morto!
Dobbiamo intervenire verso la politica, affichè si adoperi a dare una vita più dignitosa, una città più pulita, creare posti di lavoro, recuperare la storia di Napoli che si è distinta per secoli, dare sostegno ai poveri , ai giovani, ed agli anziani, creare dei luoghi dove si possa insegnare educazione civica, sistemare strade, insomma dobbiamo riprenderci Napoli.